P.O.F.

2002 - 2003

 

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PREMESSA  ALLA REALIZZAZIONE DEI PROGETTI

 

In qualità di Dirigente Scolastico, responsabile dell’Istituto, mi permetto di portare all’attenzione di tutti gli operatori della scuola alcune  proposte che vogliono essere una “guida” alla ideazione dei progetti.

Per questa ragione mi sembra di rilevante importanza, in via preliminare, riportare di seguito alcune definizioni concettuali e procedurali di progetto e di progetto di particolare complessità accostandole ad alcuni consigli di “strategia progettuale” che ritengo utili per orientare il lavoro per la realizzazione del P.O.F. per l’anno scolastico in corso.

Prima definizione  di progetto

Chiamasi “progetto” qualsivoglia intenzione (individuale o di gruppo, sociale o istituzionale) sottoposta al vaglio della fattibilità, ovvero alla verifica della esistenza delle condizioni di successo sia interne (connesse cioè con la razionalità intrinseca alla volontà espressa nel progetto), che esterne (correlate alla disponibilità di fattori materiali), stimate come favorevoli alla riuscita dell’impresa secondo gli scopi di chi l’ha espressa. In questo senso il progetto rappresenta il punto di equilibrio tra l’utopia e la conservazione, o, per dirla in termini psicologici, tra il sogno e la realtà...

Sempre per dare ulteriori connotazioni al concetto si può affermare che il progetto è l’espressione razionale del desiderio, ovvero la elaborazione di una procedura scientifica per dar risposte significative ai bisogni di miglioramento rilevati...

E’ solo il caso di segnalare che per “procedura scientifica” si intende la sequenza delle seguenti operazioni:

v     analisi dei bisogni di innovazione dell’Unità Scolastica;

v     ideazione delle aree di miglioramento possibile;

v     identificazione delle azioni orientate alla attuazione di tale miglioramento;

v     valutazione dei risultati in termini di efficacia ed efficienza;

v     “disseminazione” delle pratiche innovative di “successo”.

Seconda definizione:  Che cosa sono i progetti di particolare complessità?

Una delle regole fondamentali della logica della complessità è che i problemi non si risolvono, ma si riformulano e che la razionalità è una successione ordinata di approssimazioni alle soluzioni possibili. Per sviluppare tale processo di focusing (progressioni di messe a fuoco) occorre “complicare” i problemi, piuttosto che “semplificarli”, nel senso di estenderne il campo delle implicazioni e delle variabili. Se è vero che un problema pratico deve assumere la forma del progetto, per poter essere avviato a soluzione, allora anche i progetti, come i problemi,  possono prendere le mosse dalla definizione ristretta del proprio campo di azione,

per poi “complessifìcarsi” man mano che se ne studiano le implicazioni operative, gli sviluppi e la estensibilità all’intero sistema della US.

 

In altri termini, i progetti si avviano, in genere, come “semplici” (in quanto definiti in un campo ristretto di intenzioni e di operazioni), ma diventano via via più complessi, man mano che si estendono o si intensificano i legami tra i suoi esiti e la necessità di adottare le soluzioni trovate anche da parte di chi al progetto in un primo tempo non ha partecipato: in questo senso diventano di particolare complessità.

Si dà anche il caso - tuttavia - che i progetti di particolare complessità nascano già di per sé estremamente articolati e complessi perché l’idea che li ha generati è in sé polimorfa ed estesa; con questo si vuol segnalare che le condizioni della particolare complessità sono fondamentalmente tre:

Ø      il grado di coinvolgimento dell’intera US

Ø      il “potenziale di innovazione” contenuto nel progetto medesimo

Ø      le operazioni “d’implementazione” (documentazione, riprogettazione, ristrutturazione)   che da esso sono implicate.

Operativamente vuol dire che un progetto è complesso nella misura in cui la definizione del problema che lo genera include variabili estremamente articolate e di difficile (se non impossibile) controllo razionale: ciò significa che la percentuale di utopia nei progetti “complessi” è quanto meno doppia rispetto a quelli “ordinari”; ovvero che le probabilità di successo stimate e stimabili razionalmente sono di gran lunga minori nei primi rispetto ai secondi (ma, come è noto, le ragioni dell’utopia non sono quelle della efficacia ed efficienza).

In altre parole essi richiedono un impegno da parte dell’US esteso a tutti gli operatori (talvolta anche a quelli non direttamente impegnati nell’insegnamento), ovvero diffuso a “rete” sul territorio, ovvero “temerario” rispetto agli obiettivi ed al grado di cambiamento che introduce nelle idee e nelle pratiche tradizionali della US che lo adotta.

Si parlava, all’inizio, oltre alle definizioni date, alcuni consigli per progettare le innovazioni dell’autonomia.

Eccoli:

Evitare il più possibile una progettazione a ‘tozzi e bocconi”, ovvero tanti microprogetti tenuti assieme soltanto dal fatto che “interessano” ad alcuni insegnanti (o altri operatori scolastici): in questo particolare e delicato momento per la scuola dell’autonomia è doveroso ripensare l’intero P.O.F. della Scuola, inserendovi gli elementi di innovazione organizzativa e didattica che si ritengono maturi per il grado di sviluppo e di consapevolezza culturale e professionale raggiunto dalla US in questi ultimi anni.

 

Ricordarsi che la progettazione è operazione collegiale e che, quindi, deve avere il consenso consapevole (il che può voler dire anche critico) degli organismi di

 partecipazione della Scuola. Anzi, la logica del progetto  presuppone il “gruppo di controllo”, perciò ben vengano i “critici”, i quali potranno essere impegnati proprio nelle operazioni di verifica e controllo dei risultati del progetto medesimo...

 

Progettare anche nell’ottica della sperimentazione significa mettere alla  prova un’ipotesi”, perciò ricordarsi che la progettazione è solo la prima fase della innovazione: il “menù” (ovvero il progetto) non è il “pranzo” (ovvero la sperimentazione). Il che significa che non conviene spendere eccessive energie nel progettare bene, conviene piuttosto investire in buone azioni” progettate.

La gestione finanziaria dei progetti è molto più flessibile di quella tradizionalmente effettuata con i bilanci dell’US: la più recente legislazione in termini di progettazione autonoma prevede che tutte le risorse economiche orientate all’autonomia siano iscritte in un solo capitolo di bilancio sia in entrata che in uscita e, pertanto, sono possibili anche compensazioni interne tra i costi preventivati e quelli effettivi tra i vari tipi di progetti eventualmente posti in essere nel corso dell’anno.

Nel realizzare i progetti occorre tener presente almeno quattro “tempi”:

ü      diagnosi organizzativa (autoanalisi dello stato di sviluppo della US);

ü      realizzazione delle azioni previste dai progetti (con relativa documentazione);

ü      verifica e valutazione (monitoraggio e analisi dei risultati);

ü      “implementazione” (estensione degli esiti a tutta la comunità scolastica).

Contestualmente occorre prevedere la destinazione delle risorse umane a questi quattro tempi ed i relativi piani finanziari.

Ricordarsi che le risorse di cui la  US dispone sono di tre tipi:

umane (personale sia interno che esterno, quest’ultimo può anche essere assunto o con contratti  d’opera o mediante convenzioni...);

finanziarie (quelle ordinarie e quelle per la piena attuazione dell’autonomia, ma anche quelle provenienti da altre “fonti”: ad esempio dagli Enti Locali per il tramite del Diritto allo Studio, oppure, addirittura come peraltro previsto dall’art. 21 Legge 59/97. da privati...);

servizi (messi a disposizione dal territorio, da altre scuole collegate in “rete”, da associazioni, ecc. e per i quali la US abbia stipulato i necessari “accordi di programma”).

 

Una buona progettualità presuppone un uso “ottimale” e “sinergico” di tutte queste risorse: una cattiva progettualità è quella che “disperde le risorse”, sia perché ognuna va per suo conto (non è in sinergia), sia perché due o più di esse si sovrappongono sullo stesso compito o sulla medesima azione (non c’è ottimizzazione).

 

La regola aurea per scrivere un progetto è quella del giornalismo americano detta delle “5 w”: perché un testo sia chiaro, comprensibile e trasparente occorre che, leggendolo, si possa capire: chi fa (who?) - che cosa (what?) - perché (why?) - quando (when?) - dove (where?).

 

A questo punto diviene allora fondamentale enucleare quelle che a mio parere possono definirsi come MACRO AREE di tipo PEDAGOGICO, EDUCATIVO e DIDATTICO sulle quali  far confluire i   progetti atti a raggiungere gli obiettivi che a esse sottendono.

 

a.      PROGETTI che prevedono curricoli integrati con le risorse del territorio

L’area progettuale prevede la realizzazione di percorsi organizzati in collaborazione con altre scuole e con soggetti esterni, finalizzate ad una maggiore integrazione della scuola con il territorio. Essa prevede delle implicazioni dirette sia con la tematica dell’orientamento che con la continuità tra scuole e con il contesto ambientale.

La proposta valorizza una tendenza già in atto nel nostro Istituto che negli ultimi anni, con tanti progetti centrati sulle tematiche più varie e in particolare sull’educazione ambientale e sulla conoscenza del territorio, ha di fatto tentato di integrare il curricolo nazionale con la valorizzazione del contesto territoriale. Ciò che cambia con l’attuazione dell’autonomia è l’atteggiamento di fondo; non è solo la scuola che allarga i suoi confini per dare all’allievo le chiavi di lettura del mondo, ma è la scuola che chiama i soggetti esterni per confrontarsi ed integrarsi con essa, pur conservando ciascuno la propria identità.

 

 

b.            PROGETTI che valorizzano culture di provenienza degli alunni per la integrazione tra culture diverse

All’interno dello spazio formativo che la Scuola ha ricevuto quale mandato societario primario, uno spazio sempre più significativo e urgente risulta ora da riservare all’educazione interculturale.

E’ doveroso che nel villaggio globale tutte le ragazze e ragazzi della scuola siano progressivamente preparati a vivere ogni relazione come incontro arricchente e umanizzante.

 La globalizzazione in atto può essere, quindi, assunta come sfida di ri-orientamento culturale e di nuova progettualità educativa che valorizzi la relazione tra persone e le culture per un incontro di “convivialità”, volto al superamento delle chiusure e degli individualismi verso una scoperta più consapevole di interdipendenze, di interconnessioni, di reciprocità.

c.          PROGETTI che prevedono nuove forme di partecipazione alla vita della scuola degli alunni, famiglie, territorio

  Le Le attuali condizioni di complessità e la globalizzazione di tutte le manifestazioni della vita impongono la riscoperta della partecipazione come valore, come “essere presenti per…”, unitamente alla necessità di rivedere alcune dinamiche relazionali al fine di consentire il realizzarsi di intese collaborative, da gestire nella corresponsabilità più vera e nella consapevolezza più piena.

 

d.            PROGETTI a favore di alunni diversamente abili con il coinvolgimento di tutti gli alunni e  docenti

L’indicazione progettuale ha al nucleo il problema dell’integrazione di alunni diversamente abili. L’integrazione allarga la soglia di accettazione della diversità , poiché promuove e valorizza le identità, l’originalità di ciascuno, riconoscendole e rispettandole come risorse.

La scuola è chiamata in tal senso a creare un contesto in cui tutti gli alunni  possono comunicare, sentirsi accettati e imparare a lavorare insieme con i compagni: una comunità cui tutti appartengono, dove le esigenze di tutti vengono composte e, per quanto possibile, soddisfatte, dove le persone sono solidali tra loro e sono sensibili alle differenze; un luogo che metta in relazione le persone, aiutandole ad aiutarsi piuttosto che ricorrere all’aiuto esterno.

 

e.          PROGETTI di potenziamento del tempo scolastico in rapporto alle esigenze degli alunni e del territorio

Volendo assumere correttamente il linguaggio dei cosiddetti metodi sperimentali, “il tempo” diventa “ una variabile indipendente”, ovvero assunta come significativa rispetto a quegli elementi di miglioramento dell’offerta formativa che i docenti, o meglio gruppi di docenti, riterranno di sottoporre a verifica in quanto dipendenti dalla nuova impostazione assegnata al progetto medesimo. In altre parole, se la Scuola ritiene di apportare modifiche al tempo scolastico, ciò sarà fatto in funzione di una ipotesi che tale variazione risolva i problemi che sono riconosciuti come dipendenti dal modo precedente di organizzare il tempo e, pertanto, durante la realizzazione dei progetti cercherà di capire se, effettivamente, le nuove modalità di impostazione del tempo scolastico sono efficaci rispetto agli scopi che si prefiggeva.

In questo senso i progetti che si possono mettere in cantiere sono molteplici; qui di seguito alcuni possibili titoli:

tempi per insegnare e tempi per apprendere,

tempi scolastici e tempi di vita,

tempi della scuola e tempi del villaggio,

i tempi dei ragazzi,

tempi della scuola e tempi del curricolo.

 

f.             PROGETTI che prevedono curricoli trasversali e interdisciplinari

I documenti più recenti: “Le conoscenze fondamentali per l’apprendimento dei giovani nella scuola italiana nei prossimi decenni” e “I contenuti essenziali per la formazione di base” ecc, consegnano alla scuola la raccomandazione di formare “la capacità di cogliere i nessi” attraverso la “rivisitazione” della epistemologia delle discipline” e quindi “mettendo al centro dell’azione didattica i processi di costruzione delle conoscenze”.  

Si tratta allora di coniugare adeguatamente processi della conoscenza e saperi disciplinari. L’obiettivo dei progetti potrebbe, perciò, essere consegnato in modo adeguato agli stessi allievi: per affrontare il loro mondo, quello del terzo millennio- è necessaria una cultura che possa permettere loro di articolare, di collegare, di contestualizzare, di globalizzare le conoscenze che via via acquisiscono.

Il primo contesto lo deve creare la scuola: il laboratorio. Il rilievo sempre maggiore assegnato dalle teorie educative contemporanee al lavoro di ricerca come stimolo prevalente per lo sviluppo dell’intelligenza e per la conquista di un sapere vivo e la conseguente necessità di organizzare gli spazi scolastici, in modo da favorire questo obiettivo, hanno posto in primo piano l’esigenza del laboratorio come integrazione e, in alcuni casi, come alternativa e superamento dell’aula.

 

Si delinea un possibile “modello- base” di laboratorio didattico:

FINALITA’: approccio sistemico (relazionale) alle questioni

PRINCIPI PEDAGOGICI:

g.                  se si permette all’allievo di elaborare e di scegliere gli obiettivi da raggiungere, la sua  motivazione aumenta;

h.                  se si mette l’allievo in una situazione attiva, l’efficacia dell’insegnamento aumenta;

i.                    se si fornisce all’allievo un mezzo per essere regolarmente informato sui progressi che compie, la rapidità dell’acquisizione e la qualità delle competenze aumentano.

 

j.             PROGETTI  tendenti a realizzare un modello organizzativo che consenta a tutte le discipline di utilizzare il laboratorio multimediale.

I processi di innovazione tecnologica hanno investito tutti i saperi non solo nei contenuti quanto, soprattutto, nelle forme strutturali di metodo e di espressione; rappresentano dei veri e propri linguaggi che interferiscono nelle strutture concettuali della significazione e dell’apprendimento, contribuendo a modificare la struttura tradizionale della conoscenza.

Ciò impone di introdurre nel modello organizzativo – didattico elementi di flessibilità e mobilità sia nell’offrire percorsi formativi migliori che un’azione complessiva dell’Istituto scolastico per organizzare tempi, spazi, orari, attività, insegnamenti, rintracciabili, nello specifico, anche nel D.M. 251/98:

k.      flessibilità dell’orario e diversa articolazione della durata delle lezioni;

l.        articolazione flessibile del gruppo classe, delle classi …;

m.    organizzazione di iniziative di recupero e sostegno….;

n.      realizzazione di attività organizzate in collaborazione  anche con altre agenzie educative presenti sul territorio.

I campi di azione progettuale potrebbero essere molteplici; se ne indicano alcuni a titolo esemplificativo:

a.                  autonomia – multimedialità – comunicazione;

b.                  orientamento continuo del curricolo nell’ambito dell’autonomia didattica, e in quello di ricerca e sviluppo (possibilità applicative della multimedialità nella didattica; realizzazione di un percorso formativo progettuale, capacità dell’Istituto scolastico di rivedere la propria offerta formativa);

c.                  costruzione di reti interne e/o esterne per lo sviluppo di abilità linguistiche, comunicative e di raccordo.

 

o.         PROGETTI  tendenti a realizzare itinerari didattici per l’orientamento formativo

     degli alunni

 
 L’indicazione progettuale ha al nucleo il problema dell’orientamento inteso come attività formativa che richiede interventi all’insegna della continuità fra ordini e gradi di scuola.

Il Consiglio d’Europa, nell’ambito della politica in materia di istruzione e formazione, ritiene obiettivo prioritario il proseguimento del successo scolastico, considerando questo sia un diritto del singolo finalizzato a garantire la possibilità di proseguire gli studi, di costruirsi una vita lavorativa ricca e soddisfacente , di diventare un cittadino attivo e pienamente realizzato a livello personale.

Di seguito riporto alcuni bisogni e obiettivi.

costruire la propria identità personale e culturale;

coinvolgere in maniera interattiva tutte le dimensioni della persona, cognitiva e affettivo – relazionale;

sviluppare la capacità di imparare ad essere, a conoscere, a fare, a vivere con gli altri;

rafforzare le attitudini individuali;

predisporre condizioni di apprendimento necessarie ad acquisire le capacità trasversali di scelta e di decisione;

fornire un’ampia base di conoscenze , capacità, attitudini ed esperienze che sostengano l’ulteriore approfondimento;

garantire a tutti gli alunni il successo scolastico attraverso la massima fruizione possibile delle opportunità formative.

 

a.      PROGETTI orientati alla qualità della vita e dell’ambiente

 

L’ambiente sociale contemporaneo è caratterizzto da elementi che incidono fortemente sulla qualità della vita: estrema complessità, rapidità dei cambiamenti, globalizzazione dei mercati che genera maggiore dipendenza, predominio dei linguaggi mass – mediali e dei mezzi informatici, modificazione della componente sociale per le pressioni migratorie sempre più in aumento, pericolo per l’integertià del patrimonio naturale, crisi sociale e crisi morale con conseguente disgregazione della vita familiare e rottura dei tradizionali legami.

Si vive, pertanto, in un clima connotato da una persistente e generale sensazione di:

a.      impotenza;

b.      incertezza per il futuro;

c.       crisi acuta della coesione sociale;

d.      pericolo della violenza.

E’ fondamentale quindi, all’interno della Scuola:

a.      costruire un ambiente di vita  dove i tempi,  e gli spazi sono a misura del ragazzo. Tempi per i rapporti e le relazioni con gli altri, per l’apprendimento con il gruppo dei parie con gli adulti, spazi dove vivere la propria età, condividere, sperimentare, confrontarsi con persone diverse per età, sesso, etnia per favorire la costruzione di una solidarietà intergenerazionale e interculturale.

b.      Valorizzare e promuovere al massimo l’autonomia della persona, la partecipazione, la capacità creativa, dando una maggiore flessibilità all’organizzazione didattica e dove la persona Ragazza / ragazzo) viva da protagonista esprimendo potenzialità, interessi, progetti.

c.       Costruire itinerari educativi che siano aperti e rispettosi della ricchezza del patrimonio sociale e religioso per formare alla convivenza civile, alla legalità, al lavoro creativo e produttivo.

i.    PROGETTI proiettati alla formazione della cultura musicale, teatrale, alla  conoscenza   delle proprie tradizioni linguistiche e fruizione di beni culturali e storici del territorio.

Data la particolare valenza e significatività delle attività espressive nel processo formativo, considerato come continuum nel passaggio fra gli ordini e gradi della  scuola di base, i progetti potrebbero articolarsi su tre livelli:

a.      processi di identificazione, di controllo della emotività, di socializzazione;

b.      competenza espressiva e comunicativa;

c.       padronanza di specifici linguaggi per una formazione di esperienze e competenze.

 

  Un curricolo imperniato sulla molteplicità delle intelligenze e delle sue forme espressive diventa essenziale per una scuola dal carattere innovativo.

 

Da Pietro ROMEI in “Autonomia e Progettazione” : …L’Autonomia è però condizione solo necessaria, non anche sufficiente a garantire il successo formativo. Perché l’impresa riesca è richiesto alla Scuola di impegnarsi in una riflessione sui metodi e sui contenuti dell’insegnamento anche perché, dal momento che l’apprendimento non consegue in modo deterministico all’insegnamento, occorre osservare e valutare attentamente i diversi processi formativi chiedendosi se sono capaci di stimolare le intelligenze degli alunni, se sono attuali e se attivano il desiderio di saperne di più…”

 

 SCHEDA RIASSUNTIVA DELLE MACRO-AREE PROGETTUALI (M.A.)

 

M.A.  1 CURRICOLI INTEGRATI CON LE RISORSE DEL TERRITORIO
M.A.  2 VALORIZZAZIONE DELLE CULTURE DI PROVENIENZA DEGLI ALUNNI PER L'INTEGRAZIONE TRA CULTURE DIVERSE
M.A.  3 NUOVE FORME DI PARTECIPAZIONE ALLA VITA DELLA SCUOLA DEGLI ALUNNI, FAMIGLIE, TERRITORIO
M.A.  4 INTEGRAZIONE DEGLI ALUNNI DIVERSAMENTE ABILI CON IL COINVOLGIMENTO DI TUTTI GLI ALUNNI E DOCENTI
M.A.  5 POTENZIAMENTO DEL TEMPO SCOLASTICO IN RAPPORTO ALLE ESIGENZE DEGLI ALUNNI E DEL TERRITORIO
M.A.  6 CURRICOLI TRASVERSALI ED INTERDISCIPLINARI
M.A.  7 MODELLO ORGANIZZATIVO CHE CONSENTA A TUTTE LE DISCIPLINE DI UTILIZZARE IL LABORATORIO MULTIMEDIALE
M.A.  8 ITINERARI DIDATTICI PER L'ORIENTAMENTO FORMATIVO DEGLI ALUNNI
M.A.  9 QUALITÀ DELLA VITA E DELL'AMBIENTE
M.A. 10 FORMAZIONE DELLA CULTURA MUSICALE, TEATRALE, CONOSCENZA DELLE PROPRIE TRADIZIONI LINGUISTICHE, FRUIZIONE DI BENI CULTURALI E STORICI DEL  TERRITORIO

 

Alle schede tecniche delle attività:     Casarsa        Valvasone

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