2003 - 2004
Alla Home page Alla Presentazione
In qualità di Dirigente
Scolastico, responsabile dell’Istituto, mi permetto di portare
all’attenzione di tutti gli operatori della scuola alcune proposte che vogliono
essere una “guida” alla ideazione dei progetti.
Per questa
ragione mi sembra di rilevante importanza, in via preliminare, riportare di
seguito alcune definizioni concettuali e procedurali di progetto e di progetto
di particolare complessità accostandole ad alcuni consigli di “strategia
progettuale” che ritengo utili per orientare il lavoro per la realizzazione
del P.O.F. per l’anno scolastico in corso.
Prima
definizione di progetto
Chiamasi “progetto”
qualsivoglia intenzione (individuale o di gruppo, sociale o istituzionale)
sottoposta al vaglio della fattibilità, ovvero alla verifica della esistenza
delle condizioni di successo sia interne (connesse cioè con la razionalità
intrinseca alla volontà espressa nel progetto), che esterne (correlate alla
disponibilità di fattori materiali), stimate come favorevoli alla riuscita
dell’impresa secondo gli scopi di chi l’ha espressa. In questo senso il
progetto rappresenta il punto di equilibrio tra l’utopia e la conservazione,
o, per dirla in termini psicologici, tra il sogno e la realtà...
Sempre per
dare ulteriori connotazioni al concetto si può affermare che il progetto è
l’espressione razionale del desiderio, ovvero la elaborazione di una procedura
scientifica per dar risposte significative ai bisogni di miglioramento
rilevati...
E’ solo il
caso di segnalare che per “procedura scientifica” si intende la sequenza
delle seguenti operazioni:
v
analisi
dei bisogni di innovazione dell’Unità Scolastica;
v
ideazione
delle aree di miglioramento possibile;
v
identificazione
delle azioni orientate alla attuazione di tale miglioramento;
v
valutazione
dei risultati in termini di efficacia ed efficienza;
v
“disseminazione”
delle pratiche innovative di “successo”.
Seconda
definizione:
Che cosa sono i progetti di particolare complessità?
Una delle
regole fondamentali della logica della complessità è che i problemi non si
risolvono, ma si riformulano e che la razionalità è una successione ordinata
di approssimazioni alle soluzioni possibili. Per sviluppare tale processo di
focusing (progressioni di messe a fuoco) occorre “complicare” i problemi,
piuttosto che “semplificarli”, nel senso di estenderne il campo delle
implicazioni e delle variabili. Se è vero che un problema pratico deve assumere
la forma del progetto, per poter essere avviato a soluzione, allora anche i
progetti, come i problemi, possono prendere le mosse dalla definizione ristretta del
proprio campo di azione,
per poi “complessifìcarsi” man mano che se ne studiano le implicazioni operative, gli sviluppi e la estensibilità all’intero
sistema della US.
In altri termini, i progetti si
avviano, in genere, come “semplici” (in quanto definiti in un campo
ristretto di intenzioni e di operazioni), ma diventano via via più complessi,
man mano che si estendono o si intensificano i legami tra i suoi esiti e la
necessità di adottare le soluzioni trovate anche da parte di chi al progetto in
un primo tempo non ha partecipato: in questo senso diventano di particolare
complessità.
Si
dà anche il caso - tuttavia - che i progetti di particolare complessità
nascano già di per sé estremamente articolati e complessi perché l’idea che
li ha generati è in sé polimorfa ed estesa; con questo si vuol segnalare che
le condizioni della particolare complessità sono fondamentalmente tre:
Ø
il
grado di coinvolgimento dell’intera US
Ø
il
“potenziale di innovazione” contenuto nel progetto medesimo
Ø
le
operazioni “d’implementazione” (documentazione, riprogettazione,
ristrutturazione) che da esso
sono implicate.
Operativamente
vuol dire che un progetto è complesso nella misura in cui la definizione del
problema che lo genera include variabili estremamente articolate e di difficile
(se non impossibile) controllo razionale: ciò significa che la percentuale di
utopia nei progetti “complessi” è quanto meno doppia rispetto a quelli
“ordinari”; ovvero che le probabilità di successo stimate e stimabili
razionalmente sono di gran lunga minori nei primi rispetto ai secondi (ma, come
è noto, le ragioni dell’utopia non sono quelle della efficacia ed
efficienza).
In
altre parole essi richiedono un impegno da parte dell’US esteso a tutti gli
operatori (talvolta anche a quelli non direttamente impegnati
nell’insegnamento), ovvero diffuso a “rete” sul territorio, ovvero
“temerario” rispetto agli obiettivi ed al grado di cambiamento che introduce
nelle idee e nelle pratiche tradizionali della US che lo adotta.
Si parlava, all’inizio, oltre
alle definizioni date, alcuni consigli per
progettare le innovazioni dell’autonomia.
Eccoli:
Evitare
il più possibile una progettazione a ‘tozzi e bocconi”, ovvero tanti
microprogetti tenuti assieme soltanto dal fatto che “interessano” ad alcuni
insegnanti (o altri operatori scolastici): in questo particolare e delicato
momento per la scuola dell’autonomia è doveroso ripensare l’intero P.O.F.
della Scuola, inserendovi gli elementi di innovazione organizzativa e didattica
che si ritengono maturi per il grado di sviluppo e di consapevolezza culturale e
professionale raggiunto dalla US in questi ultimi anni.
Ricordarsi
che la progettazione è operazione
collegiale e che, quindi, deve avere il consenso consapevole (il che può
voler dire anche critico) degli organismi di
Progettare anche nell’ottica
della sperimentazione significa mettere alla
prova un’ipotesi”, perciò ricordarsi che la progettazione è solo la
prima fase della innovazione: il “menù” (ovvero il progetto) non è il
“pranzo” (ovvero la sperimentazione). Il che significa che non conviene
spendere eccessive energie
nel progettare bene, conviene piuttosto investire in buone azioni”
progettate.
La
gestione finanziaria dei progetti è molto più flessibile di quella tradizionalmente effettuata con
i bilanci dell’US: la più recente legislazione in termini di progettazione
autonoma prevede che tutte le risorse economiche orientate all’autonomia siano
iscritte in un solo capitolo di bilancio sia in entrata che in uscita e,
pertanto, sono possibili anche compensazioni interne tra i costi preventivati e
quelli effettivi tra i vari tipi di progetti eventualmente posti in essere nel
corso dell’anno.
Nel
realizzare i progetti occorre tener presente almeno quattro
“tempi”:
ü
diagnosi organizzativa (autoanalisi
dello stato di sviluppo della US);
ü
realizzazione delle azioni previste dai progetti (con relativa
documentazione);
ü
verifica e valutazione (monitoraggio
e analisi dei risultati);
ü
“implementazione”
(estensione degli esiti a tutta la comunità scolastica).
Contestualmente
occorre prevedere la destinazione delle risorse umane a questi quattro tempi ed
i relativi piani finanziari.
Ricordarsi
che le risorse di cui la US dispone
sono di tre tipi:
umane
(personale sia interno che esterno, quest’ultimo può anche essere
assunto o con contratti d’opera o
mediante convenzioni...);
finanziarie (quelle ordinarie e quelle per la piena attuazione dell’autonomia, ma
anche quelle provenienti da altre “fonti”: ad esempio dagli Enti Locali per
il tramite del Diritto allo Studio, oppure, addirittura come peraltro previsto
dall’art. 21 Legge 59/97. da privati...);
servizi (messi a disposizione dal
territorio, da altre scuole collegate in “rete”, da associazioni, ecc. e per
i quali la US abbia stipulato i necessari “accordi di programma”).
Una
buona progettualità presuppone un uso “ottimale” e “sinergico” di tutte
queste risorse: una cattiva progettualità è quella che “disperde le
risorse”, sia perché ognuna va per suo conto (non è in sinergia), sia perché
due o più di esse si sovrappongono sullo stesso compito o sulla medesima azione
(non c’è ottimizzazione).
La regola
aurea per scrivere un progetto è quella del giornalismo americano detta delle
“5 w”: perché un testo sia chiaro, comprensibile e trasparente occorre che,
leggendolo, si possa capire: chi fa (who?) - che cosa
(what?) - perché (why?) - quando
(when?) - dove (where?).
A questo
punto diviene allora fondamentale enucleare quelle che a mio parere possono
definirsi come MACRO AREE di tipo PEDAGOGICO, EDUCATIVO e DIDATTICO sulle quali
far confluire i progetti
atti a raggiungere gli obiettivi che a esse sottendono.
a.
PROGETTI
che prevedono curricoli integrati con
le risorse del territorio
L’area
progettuale prevede la realizzazione di percorsi organizzati in collaborazione
con altre scuole e con soggetti esterni, finalizzate ad una maggiore
integrazione della scuola con il territorio. Essa prevede delle implicazioni
dirette sia con la tematica dell’orientamento che con la continuità tra
scuole e con il contesto ambientale.
La proposta
valorizza una tendenza già in atto nel nostro Istituto che negli ultimi anni,
con tanti progetti centrati sulle tematiche più varie e in particolare
sull’educazione ambientale e sulla conoscenza del territorio, ha di fatto
tentato di integrare il curricolo nazionale con la valorizzazione del contesto
territoriale. Ciò che cambia con l’attuazione dell’autonomia è
l’atteggiamento di fondo; non è solo la scuola che allarga i suoi confini per
dare all’allievo le chiavi di lettura del mondo, ma è la scuola che chiama i
soggetti esterni per confrontarsi ed integrarsi con essa, pur conservando
ciascuno la propria identità.
b.
PROGETTI
che valorizzano culture di provenienza
degli alunni per la integrazione
tra
culture diverse
All’interno
dello spazio formativo che la Scuola ha ricevuto quale mandato societario
primario, uno spazio sempre più significativo e urgente risulta ora da
riservare all’educazione interculturale.
E’
doveroso che nel villaggio globale tutte le ragazze e ragazzi della scuola siano
progressivamente preparati a vivere ogni relazione come incontro arricchente e
umanizzante.
La
globalizzazione in atto può essere, quindi, assunta come sfida di
ri-orientamento culturale e di nuova progettualità educativa che valorizzi la
relazione tra persone e le culture per un incontro di “convivialità”, volto
al superamento delle chiusure e degli individualismi verso una scoperta più
consapevole di interdipendenze, di interconnessioni, di reciprocità.
c.
PROGETTI
che prevedono nuove forme di
partecipazione alla vita della scuola degli
d.
PROGETTI
a favore di alunni diversamente abili
con il coinvolgimento di tutti gli
alunni
e docenti
L’indicazione
progettuale ha al nucleo il problema dell’integrazione di alunni diversamente
abili. L’integrazione allarga la soglia di accettazione della diversità ,
poiché promuove e valorizza le identità, l’originalità di ciascuno,
riconoscendole e rispettandole come risorse.
La scuola è
chiamata in tal senso a creare un contesto in cui tutti gli alunni possono
comunicare, sentirsi accettati e imparare a lavorare insieme con i compagni: una
comunità cui tutti appartengono, dove le esigenze di tutti vengono composte e,
per quanto possibile, soddisfatte, dove le persone sono solidali tra loro e sono
sensibili alle differenze; un luogo che metta in relazione le persone,
aiutandole ad aiutarsi piuttosto che ricorrere all’aiuto esterno.
e.
PROGETTI
di potenziamento del tempo scolastico in rapporto alle esigenze degli
alunni
e del territorio
Volendo
assumere correttamente il linguaggio dei cosiddetti metodi sperimentali, “il
tempo” diventa “ una variabile indipendente”, ovvero assunta come
significativa rispetto a quegli elementi di miglioramento dell’offerta
formativa che i docenti, o meglio gruppi di docenti, riterranno di sottoporre a
verifica in quanto dipendenti dalla nuova impostazione assegnata al progetto
medesimo. In altre parole, se la Scuola ritiene di apportare modifiche al tempo
scolastico, ciò sarà fatto in funzione di una ipotesi che tale variazione
risolva i problemi che sono riconosciuti come dipendenti dal modo precedente di
organizzare il tempo e, pertanto, durante la realizzazione dei progetti cercherà
di capire se, effettivamente, le nuove modalità di impostazione del tempo
scolastico sono efficaci rispetto agli scopi che si prefiggeva.
In questo
senso i progetti che si possono mettere in cantiere sono molteplici; qui di
seguito alcuni possibili titoli:
tempi per
insegnare e tempi per apprendere,
tempi
scolastici e tempi di vita,
tempi della
scuola e tempi del villaggio,
i tempi dei
ragazzi,
tempi della
scuola e tempi del curricolo.
f.
PROGETTI
che prevedono curricoli trasversali e
interdisciplinari
I documenti
più recenti: “Le conoscenze fondamentali per l’apprendimento dei giovani
nella scuola italiana nei prossimi decenni” e “I contenuti essenziali per la
formazione di base” ecc, consegnano alla scuola la raccomandazione di formare
“la capacità di cogliere i nessi” attraverso la “rivisitazione” della
epistemologia delle discipline” e quindi “mettendo al centro dell’azione
didattica i processi di costruzione delle conoscenze”.
Si tratta
allora di coniugare adeguatamente processi della conoscenza e saperi
disciplinari. L’obiettivo dei progetti potrebbe, perciò, essere consegnato in
modo adeguato agli stessi allievi: per affrontare il loro mondo, quello del
terzo millennio- è necessaria una cultura che possa permettere loro di
articolare, di collegare, di contestualizzare, di globalizzare le conoscenze che
via via acquisiscono.
Il primo
contesto lo deve creare la scuola: il laboratorio. Il rilievo sempre maggiore
assegnato dalle teorie educative contemporanee al lavoro di ricerca come stimolo
prevalente per lo sviluppo dell’intelligenza e per la conquista di un sapere
vivo e la conseguente necessità di organizzare gli spazi scolastici, in modo da
favorire questo obiettivo, hanno posto in primo piano l’esigenza del
laboratorio come integrazione e, in alcuni casi, come alternativa e superamento
dell’aula.
Si delinea
un possibile “modello- base” di laboratorio didattico:
FINALITÀ:
approccio sistemico (relazionale) alle questioni
PRINCIPI
PEDAGOGICI:
a.
se
si permette all’allievo di elaborare e di scegliere gli obiettivi da
raggiungere, la sua motivazione
aumenta;
b.
se
si mette l’allievo in una situazione attiva, l’efficacia dell’insegnamento
aumenta;
c.
se
si fornisce all’allievo un mezzo per essere regolarmente informato sui
progressi che compie, la rapidità dell’acquisizione e la qualità delle
competenze aumentano.
g.
PROGETTI
tendenti a realizzare un
modello organizzativo che consenta a
I processi
di innovazione tecnologica hanno investito tutti i saperi non solo nei contenuti
quanto, soprattutto, nelle forme strutturali di metodo e di espressione;
rappresentano dei veri e propri linguaggi che interferiscono nelle strutture
concettuali della significazione e dell’apprendimento, contribuendo a
modificare la struttura tradizionale della conoscenza.
Ciò impone
di introdurre nel modello organizzativo – didattico elementi di flessibilità
e mobilità sia nell’offrire percorsi formativi migliori che un’azione
complessiva dell’Istituto scolastico per organizzare tempi, spazi, orari,
attività, insegnamenti, rintracciabili, nello specifico, anche nel D.M. 251/98:
k.
a.
flessibilità dell’orario e diversa articolazione della durata delle
lezioni;
l.
b.
articolazione flessibile del gruppo classe, delle classi …;
m.
c.
organizzazione di iniziative di recupero e sostegno….;
n.
d.
realizzazione di attività organizzate in collaborazione
anche con altre agenzie educative presenti sul territorio.
I campi di
azione progettuale potrebbero essere molteplici; se ne indicano alcuni a titolo
esemplificativo:
1.
autonomia – multimedialità – comunicazione;
2.
orientamento continuo del curricolo nell’ambito dell’autonomia
didattica, e in quello di ricerca e sviluppo (possibilità applicative della
multimedialità nella didattica; realizzazione di un percorso formativo
progettuale, capacità dell’Istituto scolastico di rivedere la propria offerta
formativa);
3.
costruzione di reti interne e/o esterne per lo sviluppo di abilità
linguistiche, comunicative e di raccordo.
h.
PROGETTI
tendenti a realizzare itinerari
didattici per l’orientamento formativo
degli
alunni
Il Consiglio d’Europa, nell’ambito della
politica in materia di istruzione e formazione, ritiene obiettivo prioritario il
proseguimento del successo scolastico, considerando questo sia un diritto del
singolo finalizzato a garantire la possibilità di proseguire gli studi, di
costruirsi una vita lavorativa ricca e soddisfacente , di diventare un cittadino
attivo e pienamente realizzato a livello personale.
Di seguito riporto alcuni bisogni e obiettivi:
costruire
la propria identità personale e culturale;
coinvolgere
in maniera interattiva tutte le dimensioni della persona, cognitiva e affettivo
– relazionale;
sviluppare
la capacità di imparare ad essere, a conoscere, a fare, a vivere con gli altri;
rafforzare
le attitudini individuali;
predisporre
condizioni di apprendimento necessarie ad acquisire le capacità trasversali di
scelta e di decisione;
fornire
un’ampia base di conoscenze , capacità, attitudini ed esperienze che
sostengano l’ulteriore approfondimento;
garantire
a tutti gli alunni il successo scolastico attraverso la massima fruizione
possibile delle opportunità formative.
i.
PROGETTI
orientati
alla qualità della vita e dell’ambiente
L’ambiente sociale contemporaneo è caratterizzto da elementi che
incidono fortemente sulla qualità della vita: estrema complessità, rapidità
dei cambiamenti, globalizzazione dei mercati che genera maggiore dipendenza,
predominio dei linguaggi mass – mediali e dei mezzi informatici, modificazione
della componente sociale per le pressioni migratorie sempre più in aumento,
pericolo per l’integertià del patrimonio naturale, crisi sociale e crisi
morale con conseguente disgregazione della vita familiare e rottura dei
tradizionali legami.
Si vive, pertanto, in un clima connotato da una persistente e generale
sensazione di:
a.
impotenza;
b.
incertezza per il futuro;
c.
crisi acuta della coesione sociale;
d. pericolo della violenza.
E’
fondamentale quindi, all’interno della Scuola:
a.
costruire un ambiente di vita dove
i tempi, e gli spazi sono a misura
del ragazzo. Tempi per i rapporti e le relazioni con gli altri, per
l’apprendimento con il gruppo dei parie con gli adulti, spazi dove vivere la
propria età, condividere, sperimentare, confrontarsi con persone diverse per età,
sesso, etnia per favorire la costruzione di una solidarietà intergenerazionale
e interculturale.
b.
Valorizzare e promuovere al massimo l’autonomia della persona, la
partecipazione, la capacità creativa, dando una maggiore flessibilità
all’organizzazione didattica e dove la persona Ragazza / ragazzo) viva da
protagonista esprimendo potenzialità, interessi, progetti.
c.
Costruire itinerari educativi che siano aperti e rispettosi della
ricchezza del patrimonio sociale e religioso per formare alla convivenza civile,
alla legalità, al lavoro creativo e produttivo.
l.
PROGETTI proiettati alla
formazione della cultura musicale, teatrale, alla
conoscenza
delle proprie tradizioni linguistiche e fruizione di beni culturali
Data la particolare valenza e significatività delle attività
espressive nel processo formativo, considerato come continuum nel passaggio fra
gli ordini e gradi della scuola di
base, i progetti potrebbero articolarsi su tre livelli:
a.
processi di identificazione, di controllo della emotività, di
socializzazione;
b.
competenza espressiva e comunicativa;
c.
padronanza di specifici linguaggi per una formazione di esperienze e
competenze.
Da Pietro ROMEI in “Autonomia e Progettazione” : …L’Autonomia è però condizione solo necessaria, non anche sufficiente a garantire il successo formativo. Perché l’impresa riesca è richiesto alla Scuola di impegnarsi in una riflessione sui metodi e sui contenuti dell’insegnamento anche perché, dal momento che l’apprendimento non consegue in modo deterministico all’insegnamento, occorre osservare e valutare attentamente i diversi processi formativi chiedendosi se sono capaci di stimolare le intelligenze degli alunni, se sono attuali e se attivano il desiderio di saperne di più…”
SCHEDA RIASSUNTIVA DELLE MACRO-AREE PROGETTUALI (M.A.)
| M.A. 1 | CURRICOLI INTEGRATI CON LE RISORSE DEL TERRITORIO |
| M.A. 2 | VALORIZZAZIONE DELLE CULTURE DI PROVENIENZA DEGLI ALUNNI PER L'INTEGRAZIONE TRA CULTURE DIVERSE |
| M.A. 3 | NUOVE FORME DI PARTECIPAZIONE ALLA VITA DELLA SCUOLA DEGLI ALUNNI, FAMIGLIE, TERRITORIO |
| M.A. 4 | INTEGRAZIONE DEGLI ALUNNI DIVERSAMENTE ABILI CON IL COINVOLGIMENTO DI TUTTI GLI ALUNNI E DOCENTI |
| M.A. 5 | POTENZIAMENTO DEL TEMPO SCOLASTICO IN RAPPORTO ALLE ESIGENZE DEGLI ALUNNI E DEL TERRITORIO |
| M.A. 6 | CURRICOLI TRASVERSALI ED INTERDISCIPLINARI |
| M.A. 7 | MODELLO ORGANIZZATIVO CHE CONSENTA A TUTTE LE DISCIPLINE DI UTILIZZARE IL LABORATORIO MULTIMEDIALE |
| M.A. 8 | ITINERARI DIDATTICI PER L'ORIENTAMENTO FORMATIVO DEGLI ALUNNI |
| M.A. 9 | QUALITÀ DELLA VITA E DELL'AMBIENTE |
| M.A. 10 | FORMAZIONE DELLA CULTURA MUSICALE, TEATRALE, CONOSCENZA DELLE PROPRIE TRADIZIONI LINGUISTICHE, FRUIZIONE DI BENI CULTURALI E STORICI DEL TERRITORIO |